Aumento IVA dal 2018 nella “Manovrina”: le nuove aliquote

Nella Manovrina fiscale è stato confermato l’aumento dell’IVA a partire dal 2018 già voluto dal Governo Renzi nella Legge di Stabilità del 2015. L’aliquota IVA ordinaria passa dal 22% al 25%, l’aliquota ridotta IVA passa dal 10% all’11,5% nel 2018 per poi arrivare al 13% nel 2020. Previsti aumenti di tutti i generi alimentari, ma anche dell’energia elettrica e dei servizi telefonici. Ma si tratta di una riduzione della percentuale dell’aumento IVA, vediamo perché.

Una delle norme introdotte dal Governo Gentiloni nella cosiddetta “Manovrina” è l’aumento dell’IVA nella sua aliquota ordinaria (attualmente al 22%) e nella sua aliquota ridotta (attualmente al 10%). L’aumento IVA dal 2018 è sostanzialmente ufficiale: l’aliquota IVA ordinaria del 22% passa al 25%, così come l’aliquota IVA ridotta passa dal 10% all’11,5% nel 2018 per poi passare al 12% dal 2019 e al 13% dal 2020. Il Governo Gentiloni nella conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo, conferma l’aumento dell’IVA introdotto dal Governo Renzi, anche se con un ritocco al ribasso rispetto all’originaria crescita delle aliquote approvata nella Legge di Stabilità 2015. Quindi tecnicamente è arrivata una riduzione della percentuale dell’aumento dell’IVA, ma pur sempre l’aumento dell’IVA programmato da tempo. A meno che non vi sia nei prossimi mesi una “sostituzione” con altre misure fiscali. Vediamo anno dopo anno come cambiano le aliquote.

  1. Le nuove aliquote Iva
  2. Quali beni aumenteranno di prezzo
  3. Perché il governo aumenta l’Iva
  4. Il testo della Manovrina e della legge di stabilita’ 2015

1.Le nuove aliquote IVA

Vediamo anno dopo anno come aumentano le aliquote IVA secondo quanto previsto dall’art. 9 del Decreto Legge n. 50/2017.

Aliquote IVA dal 2018. A partire dal 1 gennaio 2018:  L’aliquota IVA del 10% aumenta all’11,5% (invece del 13%); L’aliquota IVA del 22% aumenta al 25%. 

Aliquote IVA dal 2019. A partire dal 1 gennaio 2019:  L’aliquota IVA del 11,5% aumenta al 12%; L’aliquota IVA del 25% aumenta al 25,4% (anziché il 25,9% previsto nella Legge di Stabilità del 2015).

Aliquote IVA dal 2020. A partire dal 1 gennaio 2020:  L’aliquota IVA del 12% aumenta al 13% previsto nella Legge di Stabilità 2015 dal Governo Renzi; L’aliquota IVA del 25,4% scende al 24,9%. 

Aliquote IVA dal 2021. A partire dal 1 gennaio 2021:  L’aliquota IVA del 13% resta invariata; L’aliquota IVA del 24,9% sale nuovamente al 25%.

2.Quali beni aumenteranno di prezzo

Come abbiamo visto, aumenta l’IVA sia nella sua aliquota ordinaria, che aumenta del 3% portandosi al 25%, sia nella sua aliquota ridotta del 10%, che aumenta al 13% nel giro di due anni. L’aliquota ordinaria IVA asi applica a tutti quei beni che non sono soggetti all’aliquota IVA del 4% e all’aliquota del 10%. Quindi sostanzialmente l’aumento IVA risparmierà solo i beni assoggettati al 4% come il pane. L’aliquota IVA ridotta al 10% è applicabile alle cessioni di beni e prestazioni di servizi di cui alla tabella A parte III allegata al DPR 633/72. Nell’elenco di beni soggetti all’IVA del 10% (che passerà all’11,5% nel 2018, al 12% nel 2019 e poi al 13% dal 2020) ci sono tanti generi alimentari, dalla carne al pesce, dal latte alle uova, dalla frutta alla verdura, dalla cioccolata ad altri prodotti a base di zuccheri. Ma anche l’energia elettrica, gas e i servizi telefonici.

3.Perché il Governo aumenta l’IVA

E’ chiaro che un aumento dell’IVA in questo momento storico di recessione del paese in termini di consumi, può sembrare una manovra azzardata. Sono mesi che il Governo è alle prese con l’intenzione di aumentare l’IVA. Nell’originaria disposizione normativa della Legge di Stabilità 2015, nel decretare l’aumento dell’IVA dal 2016, poi rimandata al 2018 come abbiamo visto, il Governo Renzi introdusse anche un comma 719 dell’art. 1 che stabiliva che l’aumento dell’IVA poteva essere “sostituito integramente o in parte da provvedimenti normativi che  assicurino, integralmente o in parte, gli stessi effetti positivi  sui  saldi  di finanza pubblica attraverso il conseguimento  di  maggiori  entrate ovvero di risparmi di spesa mediante interventi di  razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica”. Ebbene, le previsioni odierne parlano di un deficit dal 2018 di circa 19,5 miliardi che appunto fa scattare le clausole di salvaguardia che comportano aumenti automatici delle aliquote IVA. Il Governo Gentiloni nel Documento di Economia e Finanzia ha ribadito l’impegno a disinnescare le clausole di salvaguardia, ma se fossero state trovate le coperture di quasi 20 miliardi. La logica conseguenza è stata che nella Manovrina, l’aumento dell’IVA non è stato fermato, ma solo leggermente ritoccato al ribasso. Attualmente, dal 2018 l’aumento IVA scatterà.

Ai contribuenti, o per meglio dire ai consumatori, non resterà che subire il rincaro del costo di un quarto del costo di un bene, ossia un’aliquota IVA del 25% ordinaria e l’aliquota del 13% per i beni ad aliquota IVA ridotta. Con tutte le conseguenze del caso in termini di capacità di spesa reale delle famiglie italiane.

4.Il Testo della Manovrina e della Legge di Stabilità 2015 .

Questo è il testo inserito nella conversione in legge del Decreto Legge n. 50/2017 contenente l’aumento IVA, o meglio la riduzione dell’aumento IVA già previsto dalla Legge di Stabilità 2015: Articolo 9. (Avvio della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia concernenti le aliquote dell’IVA e delle accise) All’articolo 1, comma 718, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) alla lettera a), le parole «è incrementata di tre punti percentuali dal 1o gennaio 2018» sono sostituite dalle seguenti: «è incrementata di 1,5 punti percentuali dal 1o gennaio 2018 e di ulteriori 0,5 punti percentuali a decorrere dal 1o gennaio 2019 e di un ulteriore punto percentuale a decorrere dal 1o gennaio 2020»;

b) alla lettera b), le parole «e di ulteriori 0,9 punti percentuali dal 1o gennaio 2019» sono sostituite dalle seguenti: «e di ulteriori 0,4 punti percentuali dal 1o gennaio 2019; la medesima aliquota è ridotta di 0,5 punti percentuali a decorrere dal 1o gennaio 2020 rispetto all’anno prece- dente ed è fissata al 25 per cento a decorrere dal 1o gennaio 2021»;

c) alla lettera c), le parole «2018», ovunque ricorrano, sono sosti- tuite dalle seguenti: «2019».  Questo è l’originario testo della Legge di Stabilità 2015 con il quale il Governo Renzi ha programmato l’aumento IVA: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2015). Fermo restando quanto previsto dal comma 207, e fatta  salva l’adozione dei provvedimenti normativi di cui al comma 719:

a) l’aliquota IVA del 10 per cento e’ incrementata di due punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2016 e di un ulteriore punto percentuale dal 1º gennaio 2017;

b) l’aliquota IVA del 22 per cento e’ incrementata di due  punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2016, di  un ulteriore punto percentuale dal 1º gennaio 2017 e di ulteriori 0,5 punti  percentuali dal 1º gennaio 2018; c) a decorrere  dal  1º  gennaio  2018,  con  provvedimento  del direttore  dell’Agenzia  delle  dogane  e  dei  monopoli,  l’aliquota dell’accisa  sulla  benzina  e  sulla  benzina  con  piombo,  nonche’ l’aliquota dell’accisa sul gasolio  usato  come  carburante,  di  cui all’allegato  I  del  testo  unico  delle  disposizioni   legislative concernenti le imposte sulla produzione  e  sui  consumi  e  relative sanzioni penali e amministrative, di cui al  decreto  legislativo  26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni, sono  aumentate  in misura tale da determinare maggiori entrate nette non inferiori a 700 milioni di euro per l’anno 2018 e ciascuno degli anni successivi;  il provvedimento e’  efficace  dalla  data  di  pubblicazione  nel  sito internet dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Le misure di cui  al  comma  718  possono  essere  sostituite integralmente o in parte da provvedimenti normativi  che  assicurino, integralmente o in parte, gli stessi effetti positivi  sui  saldi  di finanza pubblica attraverso  il  conseguimento  di  maggiori  entrate ovvero di risparmi di spesa mediante interventi di  razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica.

 

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